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Che cos'è l'Ansia?...

Che cos'è l'Ansia?...

L'ansia, la cui etimologia latina richiama concetti quali il sentirsi soffocare, stretti, è connotata da varie sensazioni per lo più spiacevoli fra cui il timore, la paura, l'apprensione, la preoccupazione, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata e, nel caso di esposizione prolungata, la frustrazione e la disperazione.

Tuttavia l'ansia è un'emozione naturale e universale; è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress, il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventale pericolo prima ancora che quest'ultimo sia chiaramente sopraggiunto, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono da un lato all'esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall'altro, all'evitamento e all'eventuale fuga. Questa caratteristica di interesse ed evitamento nei confronti di un possibile pericolo si ritrova soltanto negli uomini e negli animali superiori e favorisce la conoscenza del mondo circostante e un migliore adattamento ad esso.

È per questo motivo che tutti noi abbiamo provato e proviamo ansia e, allo stesso tempo, siamo capaci di comprendere facilmente l'ansia degli altri e di immedesimarci nel loro stato d'animo. L'ansia è insomma un'emozione fondamentale e del tutto spontanea, che ha la funzione di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all'azione e contemporaneamente motivandoci all'interazione con il mondo circostante.

L'ansia ha altre funzioni fondamentali oltre a quella sopraccitata; essa ci consente di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente, in particolar modo in quelle attività che non svolgiamo con interesse ma che dobbiamo portare a termine.

Questi tipi di ansia sono costruttivi, ovvero risultano funzionali alla nostra sopravvivenza. Fungono da intermediario tra il mondo esterno e il nostro mondo psichico interno, rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita e di adoperarci per migliorare il nostro adattamento all'ambiente. Sono dunque fattori di crescita e sviluppo della personalità che forniscono stimoli e motivazione all'accrescimento.

Quand'è dunque che si può parlare di un Disturbo d'Ansia??

Disturbi d'Ansia

Possiamo parlare di un Disturbo d'Ansia quando questa sensazione diventa eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni che ci si ritrova ad affrontare e va ad interferire con il normale funzionamento del soggetto.

Le persone che manifastano questo disturbo non si lamentano semplicemente di essere troppo spesso eccesssivamente ansiose, ma chiedono aiuto riferendo paure specifiche e ricorrenti che riconoscono come irrazionali e in un certo senso intrusive.

Sono i sintomi specifici e la paura di questi sintomi a creare disabilità, sebbene l'ansia che ne deriva sia il sintomo utilizzato per definire questo gruppo di disturbi.

Ci sono fattori generali che sembrano predisporre a tutti i Disturbi d'Ansia e il trattamento dovrebbe mirare a ridurre questa vulnerabilità generale, nonchè le paure specifiche di ciascun disturbo.

In base alla classificazione che si ritrova nel DSM IV TR (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali) i Disturbi d'Ansia chiaramente conosciuti e classificati sono i seguenti:

Le Fobie

 La Fobia è una paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari:

  • è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;
  • non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;
  • supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;
  • produce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta;
  • permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;
  • comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;
  • l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

Correlate a questa sensazione ci sono determinate reazioni fisiologiche dell'organismo come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza.

Le situazioni che elicitano queste sensazioni non sono di per sè reali minacce.

La strategia che viene messa in atto da chi sperimenta quest'intensa emozione è l'evitamento, tuttavia questa tecnica è una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura). Tale spirale di progressivi evitamenti produce l'incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell'individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante.

Le Fobie si suddivisdono in Fobie Specifiche e Fobie Sociali.

Nelle Fobie Specifiche l'oggetto della paura ingiustificata può essere appartanenete ad una di queste quattro categorie principali: Animali (es: ragni), Ambiente naturale (es. altezze, tempoali), Sangue, Iniezioni e Ferite oppure Situazioni Specifiche (es: andare in aereoplano, prendere un ascensore).

Nella Fobia Sociale la paura irrazionale e persistente è generalmente collegata alla presenza di altre persone. L'individuo che ne soffre cerca di evitare una particolare situazione in cui potrebbe essere oggetto di valutazione da parte degli altri e rivelare segni d'ansietà o prodursi in un comportamento imbarazzante. esibirsi in pubblico, mangiare in pubblico, usare i bagni pubblici sono sono alcuni esempi. Alla base del disturbo vi è la paura di un giudizio negativo.

La terapia Cognitivo-Comportamentale si è dimostrata una terapia di prima scelta per il trattamento di questi disturbi.