Mostra contenuti secondari Nascondi contenuti secondari

Il sonno è definito come uno stato di riposo contrapposto alla veglia. In realtà questa definizione, come altre definizioni che si possono trovare su vari dizionari (periodica sospensione dello stato di coscienza durante la quale l'organismo recupera energia; stato di riposo fisico e psichico, caratterizzato dalla sospensione, completa o parziale, della coscienza e della volontà, dal rallentamento delle funzioni neurovegetative e dall'interruzione parziale dei rapporti sensomotori del soggetto con l'ambiente, indispensabile per il ristoro dell'organismo) non è completamente vera. Come la veglia, infatti, il sonno è un processo fisiologico attivo che coinvolge l'interazione di componenti multiple del sistema nervoso centrale e autonomo.

Infatti, benché il sonno sia rappresentato da un apparente stato di quiete, durante questo stato avvengono complessi cambiamenti a livello cerebrale che non possono essere spiegati solo come un semplice stato di riposo fisico e psichico.

 Un adeguato sonno è biologicamente imperativo ed appare necessario per sostenere la vita.

I disturbi del sonno sono piuttosto diffusi e possono affliggere persone di qualsiasi età; essi si suddividono in dissonnie e parasonnie.

 

Dissonnie

Le dissonnie fanno parte del gruppo primario dei disturbi del sonno. Questi disturbi ostacolano l'individuo dal prendere sonno o ne provocano il risveglio precoce. Sono caratterizzate da qualità, quantità od orari disfunzionali del sonno. Le persone che ne soffrono lamentano difficoltà ad addormentarsi, rimanere addormentati, veglia notturna, o combinazioni di questi sintomi. Fattori scatenanti comuni, a volte di disturbi transitori, possono essere lo stress, l'assunzione di sostanze psicotrope, l'abitudine del riposo diurno ed altri.

Possiamo trovare cinque tipi di dissonnie:

  • Insonnia:  patologia caratterizzzata sia da un deficit quantitativo di sonno, cioè il dormire per un tempo non ragionevole o il non dormire affatto, sia da un deficit qualitativo, cioè il dormire male, in maniera non riposante.
  • Ipersonnia: a differenza degli altri disturbi compare durante il giorno ed è descritto come manifestazione improvvisa di sonno a cui la persona non riesce ad esimersi. Si tratta di un eccessivo o prolungato stato di sonno dell'individuo, costante nel tempo, associato alla difficoltà di svegliarsi o nel riuscire a rimanere svegli.
  • Narcolessia: è una malattia neurologica (non psichiatrica) caratterizzata da ipersonnia, i cui sintomi principali sono:
    • eccessiva sonnolenza diurna: mediamente ogni 2 ore il narcolettico prova il progressivo ma irresistibile ed improcrastinabile impulso ad addormentarsi;
    • cataplessia: in presenza di emozioni, riso, imbarazzo, collera, i soggetti narcolettici possono perdere le forze fino a non essere più in grado di rimanere in piedi;
    • allucinazioni ipnagogiche: il soggetto narcolettico ha delle allucinazioni simili a "sogni ad occhi aperti", che in alcuni casi si sovrappongono alla realtà e interagiscono con essa;
    • paralisi del sonno: subito prima di addormentarsi o subito dopo il risveglio il corpo del soggetto narcolettico è completamente paralizzato pur essendo questi perfettamente cosciente.
  • Disturbo del sonno correlato alla respirazione;
  • Disturbo del ritmo circadiano del sonno: sono una classe di disonnie che riguardano l'alterazione del ciclo sonno veglia. Chi soffre di questi disturbi, spesso, non riesce a perseguire ritmi di sonno appropriati per vivere una vita sociale adeguata, per lavorare o per studiare.

 

Parasonnie

Le parasonnie sono invece un insieme di fenomeni non desiderati prevalentemente legati ai sogni. Avvengono maggiormente nell'infanzia e nell'adolescenza.

Le paronnie invece si suddividono in sette categorie:

  • Incubi notturni: è un tipo di sogno che si presenta in modo angosciante e a volte è accompagnato da una sensazione di oppressione al petto e/o da difficoltà respiratorie. È a tutti gli effetti un disturbo del sonno ed è considerato una parasomnia relativa al sonno REM;
  • Pavor nocturnus (terrore notturno): è un disturbo del sonno che colpisce generalmente i bambini in età prescolare: inizia a manifestarsi intorno ai 2-4 anni e può continuare fino agli 11-12 anni. Più raramente, può colpire l'individuo adulto, in casi di particolare stress psico-emotivo;
  • Sonnambulismo: è un disturbo del sonno caratterizzato da attività motorie automatiche che, solitamente, sono semplici e fatte quotidianamente;
  • Sindrome da gambe senza riposo: è caratterizzata dalla necessità di effettuare movimenti periodici degli  arti inferiori. Conosciuta anche come sindrome di Wittmaack-Ekbom, colpisce prevalentemente le donne di età compresa fra i 35 e i 50 anni. Colpisce solitamente gli arti inferiori, ma può interessare anche le braccia, il tronco e persino un arto fantasma. Il movimento della parte del corpo affetta provoca un sollievo temporaneo.
  • Bruxismo: consiste nel digrignamento dei denti, dovuto alla contrazione della muscolatura masticatoria, soprattutto durante il sonno. Generalmente viene considerato come una parafunzione, ovvero un movimento non finalizzato ad uno scopo. Il digrignamento perdura per 5-10 secondi e, durante la notte, questo evento può ripetersi varie volte. Tipicamente, l'episodio compare nella fase II del sonno
  • Enuresi notturna: significa propriamente "urinare dentro", sottinteso "nel letto". Nonostante questo, viene sempre citato come "enuresi notturna", sebbene il termine non venga utilizzato per altri tipi di incontinenza. L'enuresi è il volontario o involontario rilascio ripetuto di urina nei vestiti o a letto in una fase di sviluppo in cui il controllo degli sfinteri dovrebbe essere acquisito. La maggior parte dei bambini raggiunge il controllo degli sfinteri di giorno e di notte all'età di 5 anni. Può essere primitiva (non c'è raggiungimento del controllo degli sfinteri) o secondaria (regressiva), ma circa il 90% dei bambini ha un problema di tipo primario. L'enuresi secondaria viene diagnostica tra i 5 e gli 8 anni;
  • Sonniloquio: più noto con la locuzione "parlare nel sonno" che lo descrive. Non causa alterazioni qualitative o quantitative del sonno e il paziente si sveglia senza averne il ricordo.